Guide · aggiornata il 16 agosto 2026 · 6 min

Digital Product Passport nel tessile: cosa è, quando arriva, cosa preparare

Il Digital Product Passport (DPP) è la carta d’identità digitale di un prodotto, prevista dal regolamento ecodesign ESPR (Reg. UE 2024/1781): un identificativo, di norma un QR code sull’etichetta, che porta a un set di informazioni sul prodotto — composizione dei materiali, tracciabilità della filiera, impronta ambientale, riparabilità, istruzioni di fine vita. Per il tessile le regole di dettaglio arriveranno con un atto delegato atteso per l’ultimo trimestre del 2027; considerato il periodo transitorio previsto, gli obblighi diventeranno effettivi verosimilmente tra la seconda metà del 2028 e il 2029. La scadenza sembra lontana: non lo è, perché la parte lunga del lavoro non è tecnica, è raccogliere i dati dai fornitori.

Che cos’è, in concreto

Il DPP non è un’etichetta più grande: è un identificativo che collega il singolo prodotto — o il modello, o il lotto, secondo quanto stabilirà l’atto delegato — a un record consultabile. Chi lo legge cambia a seconda di chi è: il consumatore vede composizione e istruzioni di cura e riparazione, un riciclatore vede di cosa è fatto davvero, un’autorità di controllo vede la documentazione di conformità.

La differenza rispetto a quello che le aziende già fanno sta nella verificabilità. Oggi molte informazioni di filiera esistono in forma di email, PDF e schede in cartella condivisa. Il passaporto le vuole strutturate, associate al prodotto e disponibili per tutta la sua vita utile.

Il calendario, per quello che si sa oggi

L’ESPR è il quadro generale: fissa il meccanismo e rimanda a un atto delegato per ogni categoria di prodotto. Il tessile è tra le categorie prioritarie, e il suo atto delegato è atteso per l’ultimo trimestre del 2027.

Dopo l’adozione dell’atto delegato è previsto un periodo transitorio prima che gli obblighi diventino applicabili: sulla base di quanto previsto oggi, i requisiti per tessile e abbigliamento diventeranno operativi tra la metà del 2028 e l’inizio del 2029. Sono stime basate sul calendario attuale, non date pubblicate in Gazzetta: vanno riverificate quando l’atto delegato esce.

I dati che serviranno, e perché iniziare adesso

Le informazioni che ricorrono in tutte le bozze sono quattro famiglie: composizione dei materiali con le percentuali reali, tracciabilità della filiera fino ai passaggi rilevanti, dati ambientali del prodotto, indicazioni su durabilità, riparabilità e fine vita.

Il punto critico non è la tecnologia. Chi ha provato a ricostruire la composizione reale di un capo lo sa: i dati stanno da fornitori diversi, in formati diversi, e alcuni non li hanno mai messi per iscritto. Mettere insieme la catena di un solo articolo può richiedere settimane, e le collezioni non sono fatte di un solo articolo.

Chi comincia adesso lo fa a costo quasi zero: si sceglie una linea o una capsule, si ricostruisce la filiera per intero e si scopre dove il dato si interrompe. Quel punto di interruzione è quello che nel 2028 costerà caro, e non lo si scopre leggendo la norma.

Cosa non fare

Comprare adesso una piattaforma DPP. Le specifiche tecniche non sono pubblicate: qualunque strumento acquistato oggi va valutato di nuovo quando l’atto delegato esce.

Aspettare il testo definitivo per parlare con i fornitori. La parte che dipende da altri è quella che richiede più tempo, ed è l’unica che si può portare avanti fin d’ora senza rischiare di rifare il lavoro.

Domande frequenti

Il Digital Product Passport è già obbligatorio?
No. Per tessile e abbigliamento gli obblighi non sono ancora applicabili: dipendono da un atto delegato del regolamento ESPR atteso per la fine del 2027, seguito da un periodo transitorio. Le date vanno riverificate alla pubblicazione dell’atto.
Riguarda anche i piccoli brand e gli artigiani?
Il regolamento ESPR prevede attenzioni specifiche per le imprese di piccole dimensioni, ma il perimetro esatto per il tessile sarà definito dall’atto delegato. Il dato di fatto è che chi produce con terzisti dipende da informazioni di altri: la dimensione riduce gli adempimenti, non la necessità di conoscere la propria filiera.
Che rapporto ha il DPP con la tracciabilità che facciamo già?
La tracciabilità interna è il presupposto, non il sostituto. Il passaporto richiede che le informazioni siano strutturate, associate al prodotto e accessibili tramite un identificativo: una filiera tracciata su file e scambi email va comunque riorganizzata.

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